Monsignor Simone Medichini

Nella storia di Villa San Giovanni in Tuscia, tra  i personaggi  che hanno dato lustro al paese e che hanno lasciato traccia di se, spicca  su tutte la figura di Monsignor Simone Medichini, sacerdote  modello e scienziato illustre  della Tuscia viterbese a cavallo tra l’ottocento e il novecento. Simone Medichini chiuse la sua vita terrena poco più di un secolo fà,  il 13 gennaio  del 1916  dopo  aver  retto  per  ben  55 anni una delle  parrocchie più importanti di Viterbo, quella  di S. Angelo  in Spatha in piazza  del Plebiscito, allora piazza del Comune.

Ha lasciato numerose  opere manoscritte  tra cui un voluminoso  “diario” di oltre 1300 pagine, fittamente vergate  con una grafia minuta e spesso poco  intellegibile che costituisce una  grandiosa  fonte di notizie  dal punto di vista storico-archeologico,  politico- religiose e  scientifico, alla quale numerosi ricercatori e autori hanno attinto ma nessuno di questi si è mai spinto nel gravoso compito della sua trascrizione.

Tanto è  interessante  il personaggio  e tanto è  il materiale  che  ci  ha messo  a disposizione  che , al fine di evitare  che  il  “Diario “ con il suo tesoro  torni ad essere riposto  in un cassetto,  abbiamo voluto  dar  vita  all’Associazione Scientifico-Culturale  “Antiqua Tellus – Centro Studi Mons. Simone Medichini” al fine  di proseguire  gli studi e la trascrizione  integrale di quanto annotato  dal 1861 al 1916, con le finalità di pervenire   alla pubblicazione dell’intero  manoscritto se pur suddiviso in periodi, due distinti tomi e una rubrica.

Contemporaneamente abbiamo avviato rapporti con l’Amministrazione Comunale viterbese finalizzati ad ottenere il riconoscimento a pieno titolo del Medichini tra i personaggi illustri della Tuscia intitolando  a suo nome di una via o una piazza nel Capoluogo.?

Ma vediamo più nel dettaglio chi fu  Mons Simone Medichini

Nacque  il 18  luglio  del 1831  a San Giovanni di Bieda, Podesteria del Governo vetrallese da  Domenico di anni 23 e Angelo Ferri di anni 21, fu il primo di ben 10 figli e gli venne imposto  il  nome  di Simone   Felice  in onore del  bisnonno materno Simone Gratiliani e del  nonno pure  materno  Gian Felice  Ferri. Fu battezzato  lo  stesso  18 luglio  dallo  zio Don Apollonio Ferri allora Arciprete di San Giovanni di Bieda, e fratello della madre.  Padrini furono il sangiovannese  Giuseppe   Fabri e  tale  Margherita  coniugata al vetrallese Francesco Grassi.

Il  cognome  Medichini  è  attestato  per  la prima volta nella  Villa di  San Giovanni di Bieda, così era chiamato  allora  Villa  San Giovanni in Tuscia, in un verbale della seduta del  Consiglio  dei Priori  del 13  Marzo 1701, ed è riferito a Domenico di Francesco. E’ lo stesso Don Simone che ipotizza, in una sua ricostruzione di albero genealogico la provenienza  della  famiglia  Medichini  dal Monferrato  sostenendo che probabilmente suoi antenati pervennero alla Villa di San Giovanni come coloni a seguito del bando emanato  dai  fratelli  Gianpaolo  e Lelio  degli Anguillara di Ceri nel secolo XVII con lo scopo di ripopolare e rendere produttivi  i loro possedimenti  ( a quel tempo il Contado  Blerano  che  comprendeva  anche   il  territorio sangiovannese, era stato concesso agli Anguillara da Papa Leone X a saldo di un debito di guerra di 5000 ducati d’oro). Questa  ipotesi in realtà è molto fragile in quanto il cognome Medichini non compare  tra quelli  registrati  in un grosso volume  dell’Archivio  Comunale datato 1584, oggi purtroppo scomparso, titolato “ Libro de’ convenuti alla Villa di San Giovanni di Bieda”, a meno che non fosse tra quelli indicati con il solo  patronimico.

L’Arciprete di San Giovanni di Bieda Don Apollonio Ferri zio materno impartì i primi rudimenti  a Simone Felice  che  nel   novembre del 1843 dopo aver ricevuto la prima tonsura a Blera dal Vescovo di  Viterbo  Gaspare Bernardo Pianetti, ( Il rito della tonsura siglava ufficialmente l’entrata nella vita clericale di una persona già battezzata e cresimata che da laico diventava chierico, consisteva nel taglio di 5 ciocche di capelli da parte del Vescovo della Diocesi quale simbolica forma dfi rinuncia al mondo laico, prevedeva l’imposizione della cotta e la recita in latino di una Sacra formula.  I requisiti richiesti ai candidati alla tonsura erano l’intenzione di farsi prete e l’esserne  degni. Il rito della tonsura fu abolito nel 1972 dopo il Concilio Vaticano II)  venne avviato agli studi  presso    Don Tommaso  Porta , stimato  Canonico  capranichese  poi   divenuto Arciprete.  (Quella  dei Porta era una delle  famiglie più  ricche  di  Capranica,  l’ex palazzo Porta che fu poi degli Accoramboni,  oggi ospita gli uffici comunali ) Qui Simone rimase per  circa  2 anni  dal  gennaio 1844  a  tutto  settembre  1845, e vi  ricevette  anche la  sua  prima  Comunione  nella  Chiesa della  Madonna delle  Grazie.

  Nel novembre   1845  fece  ingresso  nel Seminario  di  Viterbo dove studiò per circa 8 anni e mezzo  fino  all’Ottobre  1853.  Qui  emersero  subito  le  sue qualità, si distinse per intelligenza e profitto  tanto che   ricoprì  la carica di  Prefetto  de  Convittori piccoli  prima ( 1848 ) e Convittori grandi nel 1850.

Nel  novembre  del 1853  già  Diacono, (Il diaconato  fin dal Medio Evo era considerato solo un passaggio temporaneo per raggiungere il sacerdozio. Con  il Concilio Vaticano II nel 1972 il diaconato è divenuto grado permanente  nella Chiesa )  riuscì  ad entrare  per concorso  nel Seminario Pio di Roma appena  istituito  da  Papa Pio  IX  (Mastai Ferretti)  ritornato dall’esilio di Gaeta nell’Aprile  de l 1850 dove  travestito da semplice  prete si era  rifugiato in esilio dopo  i fatti  della Repubblica Romana il 24 novembre 1848.

Anche qui Don Simone  si distinse  per serietà e profitto,  fu nominato Prefetto di disciplina (Istitutore)  e vi conseguì  i gradi accademici di Dottore  in Teologia (1857 ) e Utroque Iure (1858).

Finiti  gli  studi  del  Seminario Pio  Don  Simone  fece ritorno a Viterbo  dove iniziò la sua  attività  pastorale  e all’età  di 29 anni, il 14 Ottobre  1860  si  insediò  come  nuovo Parroco  Priore nella chiesa di S. Angelo  in  Spatha   in sostituzione  del Priore  Don Francesco  Narzi o Marzi   e dove  rimase  fino  alla  morte. 

Fu insegnante  e Direttore  agli  Studi  nel  Seminario di  Viterbo,  tra  i suoi  allievi spicca  la figura  del  vetrallese Andrea Scriattoli.

La  figura  di  Mons  Simone  Medichini  oltre ad essere interessante per le sue qualità pastorali  e  le sue ricerche scientifiche che   lo portarono  alla fondazione dell’Osservatorio  Meteorologico del  Seminario  e ad avere rapporti di amicizia e collaborazione con   importanti  personaggi  del  mondo scientifico dell’epoca. ( Stoppani, Mercalli, Denza, Secchi, De Rossi e altri) Lo è anche dal punto di vista  prettamente umano, la sua vita fu costellata da successi ma anche da vicende meno liete, assistette  man mano alla scomparsa  oltre che dei genitori che tumulò nella cripta della Cappella  gentilizia Riccioli Cristofori in S. Angelo in Spatha, anche i fratelli e le sorelle, infatti, gli sopravvissero soltanto  le sorelle Rosa di 7 anni più giovane di lui e Caterina più giovane di ben 14 anni, si perché tra Simone primogenito e Assunta ultima nata correva la bellezza di ben 23 anni.

Come abbiamo visto nacque in una onesta e stimata famiglia sangiovannese, molto religiosa, il bisnonno Domenico  era  stato Santese  della Chiesa  parrocchiale come risulta da documenti  del “Catasto Nuovo della Villa di San Giovanni di Bieda”   del 1756, oltre allo zio Apollonio Arciprete anche un  fratello della  nonna  Maria Camilla  aveva abbracciato il sacerdozio così come  fecero  i nipoti  Don Sestilio Giulianelli  figlio della  sorella  Rosa  poi divenuto  Monsignore Vicario Generale  della  Cura  viterbese, Don  Saverio Mastini, Arciprete di Barbarano,  figlio della sorella Lucia,  Don  Alfonso Ferri, Don  Giuseppe  Giulianelli  tuttora   vivente Cappellano dell’Ospedale di Belcolle, tra questi  assume  un  particolare  rilievo  la figura di Don Aminto Todini.

( In realtà  quella  tra Don Simone e Don Aminto è  una parentela  si può dire  incidentale,  nasce dal matrimonio in seconde nozze tra i nonni Francesco Medichini e Maria Camilla Gratiliani. Quest’ultima  in prime nozze aveva contratto matrimonio con il  sangiovannese  Gabriele Todini  dal quale aveva avuto un  figlio Agostino che  si uni in matrimonio con Maria Giulianelli dalla quale ebbe  tre  figli  Gabriele, Lucia  che  sposò  il vetrallese  Pietro  Moretti, e Aminto nato  nel 1831 circa due mesi dopo Don Simone. I due cugini  abbracciarono entrambi la carriera ecclesiastica, Don Simone come abbiamo visto diventò Parroco Priore a S. Angelo in Spatha a Viterbo, Don Aminto divenne Arciprete di San Giovanni di Bieda ma, contrariamente a Don Simone che si mantenne sacerdote esemplare e integerrimo, Don Aminto non ebbe  un comportamento  tanto consono al suo ministero, fu accusato di  frequentare  l’osteria,  dedicarsi al gioco delle carte  e di  non  disprezzare  la compagnia  femminile  in  particolare  quella di una  giovane e procace  giovanetta  sua  governante. Il fratello maggiore di  Don Aminto, Gabriele che  aveva  preso  il  nome  del  nonno, dal matrimonio con  Annunziata  Moretti  ebbe 5 figli tra cui nel  1853 Giovanni Battista detto “ Caldeo”  per  il  suo carattere  fumantino.) 

Nonostante i suoi molteplici impegni a Viterbo,  Simone Medichini non trascurò mai i rapporti con il suo paese natale Villa San Giovanni in Tuscia dove oltre ad avere un numeroso parentato vantava anche alcune  proprietà. 

Nel “Diario” annotò spesso eventi di vario  genere che riguardavano il suo paese , ne compose anche un breve scritto sulla geologia e sulla storia delle antichità  fornendone una puntuale descrizione.  Purtroppo  questo   documento  ci  è giunto, come  dire,  di  seconda  mano nel  senso che  non  abbiamo  potuto  visionare  l’’originale, e quello  pervenutoci,  risulta  mancante di  alcune parti  forse  perche  il  trascrittore  non  aveva  saputo o potuto decifrare la grafia del  Medichini, che  come detto  risulta  assai  minuta e a volte poco intellegibile.

A  San  Giovanni,  che  nel  “ Diario”  Medichini  chiamò  più  volte  affettuosamente  “ mia patria” si  recava  spesso  a  far visita ai parenti  e a prendersi cura della  sue proprietà , desideroso  di  poter  fare  qualcosa  per  migliorare  le condizione  economiche  dei  suoi  compaesani   avanzò  istanza  alla  Magistratura  locale al  fine di  poter  restringere  un  fondo  di   poco più di un    rubbio  da  destinare  a coltivazioni  sperimentali, ma il permesso  non  gli  venne  accordato  perché   i  compaesani   forse  non  compresero  bene  le sue  reali  intenzioni.  Ne scaturì una  diatriba  che  coinvolse  anche  la  Delegazione  Apostolica  Provinciale.

Grande fu l’interesse di  Don Simone  per l’archeologia, intrattenne rapporti di amicizia e collaborazione con gli autori  della  Carta  Archeologia  d’Italia,  il prof.  Gian  Francesco Gamurrini, il Conte Adolfo Cozza e l’archeologo Angelo Pasqui a cui si unì anche  l’archeologo Raniero Mengarelli.  A  loro  fece  notare le  emergenze archeologiche presenti a San Giovanni di Bieda e con loro disquisì molto circa l’interpretazione di alcun siti archeologici. Il 3 marzo 1882 incontrò a Barbarano il Prof. Gamurrini  e i suoi collaboratori ai quali illustrò la sua tesi circa    circa la funzione di alcuni pozzi esistente a San Giovanni.

Nell’ottobre del 1901 durante i lavori di costruzione dell’altare della Cappella  della B.V. di Lourdes nella collegiata di Sant’Angelo in Spatha a Viterbo, organizzò una escursione presso il teatro di Ferento dove erano in atto degli scavi archeologici condotto dall’Ingegner  Luigi Rossi Danielli, insieme al pittore Ercole Aloisi e al Prof. Andrea Scriattoli al fine di recuperare alcuni marmi da utilizzare per la costruzione dell’altare.                      

Tanto era nota la sua passione per l’archeologia e la sua competenza che veniva spesso contattato da persone che avevano effettuato dei rinvenimenti fortuiti.                  

Don  Simone  nonostante  i  tanti  impegni,  non   perdeva  occasione  di  assistere  alla  festa  del patrono    dedicata  a  San  Giovanni   Battista  e  Santa  Maria  della   Neve  e a cui spesso  contribuiva  anche  con celebrazioni  religiose  come più volte  annotato   nel  suo “Diario”.

Sacerdote esemplare e scienziato illustre Mons. Simone Medichini compì studi approfonditi sul “Bullicame”, mantenne costanti contatti con  personaggi illustri quali il sismologo e vulcanologo Giuseppe Mercalli, il geologo e paleontologo Antonio Stoppani, il geofisico Michele Stefano de Rossi. Fu fondatore e direttore dell’Osservatorio Meteorologico del Seminario di Viterbo e intrattenne rapporti di amicizia con l’Astronomo Angelo Secchi e con l’Astronomo e Meteorologo Francesco Denza, e con il Prof. Ignazio Galli Direttore dell’Osservatorio Meteorologico di Velletri.

Nel giugno 1881  fu nominato Socio corrispondente  dell’Accademia Pontifia dei Nuovi Lincei,  dal Ministro Morpurgo fu nominato Regio Corrispondente del “Bullettino Ministeriale”.

In Viterbo oltre ad aver ricoperto importanti cariche fu presidente dell’Accademia degli Ardenti, dell’Accademia Leone XIII, Professore, Deputato e Direttore degli Studi del Seminario, partecipò attivamente, anche se non direttamente alla fondazione de “Circolo di Santa Rosa”, (oggi Azione Cattolica Italiana) da parte di Mari Fani e Giovanni Ac quaderni, affiancando e sostenendo attivamente il fratello Alessandro, Roberto Gradari e Scipione Lucchesi.

Rifiutata la nomina a Vescovo di Acquapendente, nel 1915 fu insignito da Papa Benedetto XVI, del titolo onorifico di “Antistes Urbani “ Prelato Domestico.

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